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Quarto
appuntamento con "Il capitale di Philippe Daverio",
la nuova trasmissione d'arte e cultura di Rai 3, realizzata
in collaborazione con Rai 5, ideata, scritta e condotta
da Philippe Daverio e prodotta da Vittoria Cappelli, in
onda tutte le domeniche alle 13.20. Con questa puntata
si chiude il miniciclo in 3 episodi dedicato interamente
alla Cina. Nel primo di questi appuntamenti si era parlato
della Cina del presente e del futuro, a margine della
spettacolare edizione dell'Expo 2010 organizzata a Shanghai;
protagonista della scorsa settimana è stata invece
la capitale, Pechino, e il suo sviluppo sospeso tra tradizione
e modernità; questa volta si guarda soprattutto
all'indietro, mettendo in luce le implicazioni e le eredità
del passato storico cinese sull'attualità del grande
paese d'Oriente. La
Cina è infatti oggi in un momento di riscoperta
del suo passato e radici storiche, dopo aver vissuto un
periodo piuttosto recente in cui c'è stato un tentativo
di annullarlo. Il fenomeno in corso va verso una direzione
diametralmente opposta, in una sorta di controrivoluzione
culturale, dove il nuovo viene reso subito antico ed è
utilizzato per cancellare le tracce di un passato prossimo
già obsoleto. La storia della Cina è costellata
da una significativa sequenza di ultimi imperatori, quelli
delle dinastie dei Ming e dei Qing, fino a Pu Yi, la cui
vicenda è al centro della narrazione del del celebre
film di Bertolucci, intitolato "L'ultimo imperatore".
Nel mezzo e nel mentre una serie di eventi, con l'ingresso
in Cina degli occidentali, le guerre dell'oppio, la ribellione
dei boxer. Proprio a seguito della partecipazione italiana
all'intervento militare internazionale contro i boxer
ribelli, l'Italia poté usufruire di una concessione
territoriale nella città di Tientsin, che conservò
dal 1901 al 1947. In questo luogo si respira un'aria architettonica
incredibilmente italiana, dal gusto liberty di alcune
palazzine alle citazioni dechirichiane nelle piazze, fino
ad assimilare persino le tendenze del nostro postmoderno
nelle costruzioni successive più legate all'attualità.
La stessa sensazione si ripete negli altri luoghi della
città che riflettono le concessioni ad altre nazioni,
con la zona francese che sa di Francia, quella russa che
appare piuttosto sovietica, etc.; e ciò che proviene
dalla tradizione autoctona locale, anche se talvolta totalmente
ricostruito, risulta assolutamente autentico e profondamente
cinese. Tientsin sembra quindi essere immersa in un mondo
cosmopolita e sincretico, difficilmente riscontrabile
altrove, dove la tradizione sta ritornando in vita mediante
la modernità, riassegnando alla città una
sua precisa identità, che passa anche attraverso
la riconquista e la riscoperta del suo passato.
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